Immigrazione Italiana

Scritto da: Alessia Di Cunto, il 17/01/2021.

Sono molto orgogliosa di questo articolo, che ingloba i miei studi universitari, la mia cultura e la mia famiglia. Spero piaccia anche a voi! Non vedo l’ora di leggere cosa ne pensate giù nei commenti.


Avete mai pensato a quanti italiani vivono in giro per il mondo? Beh, la risposta è semplice: TANTISSIMI!

Molte statistiche hanno dimostrato che una delle prime cose che i cittadini del mondo trovano strano riguardo la cultura italiana è lo stretto legame che si viene a formare tra i membri di una famiglia. Mi chiedevo come poterne parlare qui sul mio sito, e poi mi si è accesa la lampadina, ricordandomi di quando all’università ho studiato l’immigrazione italiana nel mondo.

Ma guardiamo il fenomeno un po’ più da vicino.

Non tutti sanno che moltissime persone provenienti da altri stati possono far richiesta di cittadinanza italiana, grazie a numerosi documenti che attestano l’italianità dei loro avi.

Un manifesto del governo brasiliano scritto nel 1886 per i futuri migranti italiani.

Fonte: https://www.focus.it/cultura/storia/migranti-storia-emigrazione-italiana

Possiamo dire che l’Italia ora appare come una terra felice, cosa che non corrisponde affatto a quanto accadeva in passato. Dal 1861 in poi moltissimi italiani emigrarono all’estero in cerca di un futuro migliore. Si stima che dal 1861 al 1985 circa 30 milioni di persone lasciarono l’Italia. Una fetta proficua partì nei decenni a cavallo tra il 1861 e il 1915, periodo che ricordiamo con il nome di “Grande Migrazione”, e fu così che molte province dimezzarono. La destinazione era per lo più il Nord America, luogo che richiedeva grande presenza di manodopera. New York non era l’unica meta ambita, ma seguirono anche Argentina ed Uruguay. Ovviamente era quasi sempre il capo famiglia a partire per primo; una volta stabilitosi nel Nuovo Mondo veniva raggiunto dal resto della famiglia. Come potete immaginare, ad immigrare erano maggiormente persone appartenti a classi sociali poco agiate e, ovviamente, non tutti potevano permettersi il viaggio. Si stima che circa il 50% partiva da clandestino, il che creava non pochi pregiudizi fra gli americani.

Infatti, non era affatto facile conquistare la fiducia della popolazione nordamericana, cosa che si rivelò essere opposta in Sud America. Inoltre, gli italiani non parlavano affatto inglese, ed era difficile migliorare se nessuno era disposto ad aiutarli. Ecco spiegato il motivo per cui spesso si vennero a creare delle vere e proprie comunità, che diedero vita a loro volta a dei quartieri italiani in terra estera.

Ancora oggi, in Argentina ci chiamo “Tano” o “Tana, in quanto abbreviazione di “italiano/a”. Bisogna ammettere che per i nostri avi non è stato affatto facile, ma nonostante tutto hanno superato ogni difficoltà, creando un futuro migliore per le proprie famiglie, dando ai propri figli tutto ciò di cui avessero bisogno per crescere nel migliore dei modi.

Ritornando al discorso iniziale, mi piace pensare che è per questo motivo che le famiglie italiane hanno dei rapporti così forti e intimi. I nostri antenati ci hanno insegnato quanto sia difficile lasciare la propria famiglia quando non si ha altra scelta, quanto sia demoralizzante essere ricchi di speranza ma senza un centesimo in tasca. Ed è per questo che sono grata ogni della mia vita per tutto ciò che ho, per chi sono e per chi vorrò essere in futuro: una persona che crede fermamente nei valori della famiglia. Per di più, so che grazie a tutto questo ho alcuni parenti in Brasile, quindi chissà… magari un giorni li inconterò!

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