Dobbiamo smettere di viaggiare per due anni (o forse più)

Scritto da Caro y Machi, “Periodistas Viajeros”, il 18/08/2019.

(N.B. Questo articolo offre moltissimi spunti di riflessione, e per questo spero di aver reso un’ottima traduzione degna del suo autore. Molto interessante anche il ricorso alle numerose fonti, essenziali per un autore)


Un vecchio detto dice che quando la colpa è di tutti, finisce per non essere di nessuno, oppure chiedi a Donald Trump, il quale nega che il riscaldamento globale e il cambiamento climatico siano colpa delle azioni umane. Il turismo è fuori controllo, è colpa dei turisti, delle destinazioni o di tutti?

Il titolo vuole provocare, attirare l’attenzione, non sono sicuro che il turismo come industria sia fuori controllo, ma è sicuramente in difficoltà e andrà peggiorando anno dopo anno. Il World Travel and Tourism Council (WTTC) prevede che entro il 2030 ci saranno circa 2 miliardi di turisti all’anno. La questione principale non è solo il numero di turisti, ma anche il modo di viaggiare e i luoghi che scegliamo di visitare. La fila di scalatori che aspettavano ore su una sottile cengia per raggiungere la cima dell’Everest, in uno dei luoghi più pericolosi al mondo, mi ha fatto scattare qualcosa. Nel posto più solitario del pianeta devi fare la fila e forse morire nel provarci. Prometto di non lamentarmi mai più di fare la fila per comprare un hot dog a New York, o di entrare nei Musei Vaticani o nella Torre di Londra. Beh… non è vero, continuerò a lamentarmi.

L’ondata di critiche è stata immediata, prendersela con il Nepal è più facile che con altri paesi più potenti, ma l’ansia di approfittare delle nuove offerte da parte dei turisti attraversa il globo indistintamente. Ognuno di quegli scalatori ha pagato 11 mila dollari solo per i permessi. Poi altri 30 o 40 mila in più di spese di ogni genere per realizzare il loro sogno di toccare il cielo con un dito. E nonostante la montagna di denaro, l’organizzazione ha fallito; nessuno prevedeva l’eccessivo numero di persone, non sono state prese le decisioni giuste e il risultato è stato: una dozzina di morti.

Turismo fuori controllo: le orde

Non mi piace quando giornalisti, comunicatori, influencer o “come si chiamano” parlano da sopra un piedistallo dei mali del turismo di massa, di quelle orde di persone che non ragionano e come un gruppo di locuste devasta tutto ovunque vadano. Sa tutto molto classista. Perché alcuni avrebbero più diritti di altri nel visitare Parigi ,Tokyo , Firenze o Istanbul? Quante volte sogniamo di far parte di quel momento unico e irripetibile: vedere un’alba ad Angkor Wat o un tramonto a Koh Lipe? La voglia di godersi quei momenti in solitudine è assolutamente concessa, tutti hanno lo stesso diritto di desiderarlo. Il punto è che farlo tutti allo stesso tempo diventa insopportabile.

Tutti dovrebbero avere la possibilità di viaggiare qualche volta nella loro vita, ti rende più ytollerante, più colto, più saggio, ti regala momenti indimenticabili e spesso nuove grandi amicizie. Se cogli l’occasione ovviamente.

La storia del mondo è la storia delle migrazioni

Perché dovrebbe essere diverso ora? Dopo tutto, un viaggio di piacere è una migrazione di pochi giorni verso qualche luogo.
Non c’è un minuto nella storia dell’umanità in cui uomini e donne non abbiano viaggiato da un luogo all’altro in cerca di cibo, acqua, terra, climi migliori, tesori, conquiste, sfide, enigmi, dei. Basta ripercorrere alcuni imperi: romani, persiani, turchi, britannici, mongoli, spagnoli, francesi, portoghesi, tedeschi, nordamericani, russi, cinesi, l’elenco è infinito. Si sono mossi liberamente in lungo e in largo anche se i loro viaggi non sono stati esclusivamente di piacere.

Alessandro Magno con i suoi eserciti ha viaggiato, invaso e devastato mezzo mondo e nei libri di storia è uno dei più grandi conquistatori e si studiano le sue gesta; così come a Cristoforo Colombo, Francis Drake, Vasco Da Gama e altri, sono stati dedicati monumenti qua e là per aver scoperto cose che già esistevano.E noi turisti avidi in cerca di emozioni e con una manciata di giorni di vacanza, siamo definiti come gli Unni di Attila in miglior stile; e tutto per voler fare una foto più carina con quell'”odioso” ma necessario bastone per selfie?Chi decide cosa è necessario o no per ciascuno di noi?

Attualmente il turismo è più sfrenato, affrettato se vuoi; si viaggia per piacere, per cercare il brivido, riposare, rompere con la routine, allargare gli orizzonti, trovare noi stessi, sentirsi realizzati, imparare, scoprire nuove culture, rilassarsi, vedere cose nuove, correre e sì, vedere e vedere. “10 giorni – 6 città, più voli attraverso gli oceani” annunciano le agenzie. Il turismo è un’industria e noi turisti siamo combattuti tra l’essere una fastidiosa necessità o un tacchino da spennare.

Si viaggia più di prima?

Sì. Molte più persone hanno la possibilità di farlo. Siamo anche molti di più su questo pianeta, più di 7 miliardi. I prezzi più accessibili, in particolare per i biglietti aerei, ma anche nella maggior parte dei mezzi di trasporto, sommati ai progressi tecnologici e allo sviluppo delle comunicazioni danno la combinazione giusta.
Ma ripeto, questa passione di viaggiare per piacere non è una novità. Prendi nota di questa data: 1867 (più di 150 anni fa). Una nave da crociera con circa 300 passeggeri salpò da New York. La pubblicità annunciava un viaggio indimenticabile in battello a vapore attraverso le principali città d’Europa, Egitto e Terra Santa. Mark Twain (autore di classici come “Le avventure di Tom Sawyer” e “Le avventure di Huckleberry Finn”) racconta le avventure di questo viaggio a cui ha partecipato nel suo libro “Guida per viaggiatori innocenti”.

Da entrambe le parti del banco

Facciamo la parte dell’avvocato del diavolo per un attimo, starò da entrambi i lati del banco con il “buono” e il “cattivo” del turismo, per vedere se riesco a giungere a una conclusione che possa aiutare. Prima dalla parte degli abitanti dei luoghi turistici e poi dalla parte dei turisti.

Da questa parte del banco: essere abitanti di un luogo turistico

Ci sono verità inconfutabili, non c’è niente di peggio per un tranquillo abitante della città, che sia BarcellonaSan Pietroburgo o Kotor , che bere una birra in pace e vedere migliaia di uomini e donne scendere da una o più navi da crociera, devastare tutto per poi riprendere il loro viaggio. In questo caso, i commercianti che fanno pagare tutto il triplo non si lamentano poi così tanto.Nel mio caso, osservare le persone che fanno smorfie davanti a un’immagine di Buddha, Shiva o di divinità o personaggi sacri di religioni diverse mi innervosisce e capisco cosa devono provare i locali di fronte alla mancanza di rispetto.Non tutto può essere preso come uno scherzo, se un turista cinese, thailandese o giapponese si fotografasse mimando il crocifisso accanto a un’immagine di Gesù, non voglio immaginare lo scandalo che scatenerebbe in Argentina, Spagna, Italia, Perù o Messico, per citarne solo alcuni.

Quando uno viaggia dovrebbe pensare anche agli altri (beh, non solo quando viaggia). Comprendere il paese, la città, la regione, conoscere i suoi costumi, ecc. Ad esempio, quello che noi occidentali vediamo come il “nostro” spazio, quei centimetri che la cortesia, le buone maniere o anche il comfort ci dicono essere nostri, non è lo stesso in Asia. In India, ci possono essere anche tre stanze libere in una casa, ma la famiglia o il gruppo di amici dormirà insieme in una di quelle. In Cina, quando viaggi in famiglia, viaggi in famiglia; con tutti, nonni, madri, padri, zii e figli. E si mangia come sulla terraferma, nient’altro che un paio di snack, poi gli spazi che pensiamo siano privati diventeranno pubblici rumorosi e gli aromi-odori saranno davvero penetranti.

Forse una soluzione, e non lo dico per scherzare, sarebbe che i turisti devono compilare un breve questionario prima di arrivare in ogni paese con quello che sanno o dovrebbero sapere su di esso, niente di troppo difficile, solo per introdurci in una nuova cultura e per eliminare gli stereotipi. E smettiamola una volta per tutte con quei moduli ingenui e inutili, con dati che le autorità conoscono a memoria, quelle liste che chiedono se portiamo un fucile, un’ascia, droga, animali selvatici, se intendiamo uccidere il presidente o 50mila dollari in contanti e cose del genere. Se così fosse, qualcuno lo confesserebbe così facilmente?

 Il turismo produce lavoro e anche tanti ma

1 persona su dieci nel mondo svolge mansioni legate al turismo. Porta anche sviluppo e reddito in valuta estera al paese che riceve i turisti. E in generale miglioramenti nella qualità della vita degli abitanti, sebbene dipenda in misura significativa dalla distribuzione del reddito realizzata da ciascun paese.
Causa anche aumento del cibo e dell’affitto, dell’inquinamento, della produzione di spazzatura in eccesso, il crollo dei trasporti, l’aumento della vendita di droga e prostituzione e l’elenco potrebbe continuare.

Molte città non sono più per i loro abitanti

In posti come BrugesSantiago de CompostelaVeneziaDubrovnik e tanti altri, negli anni c’è stato un lento declino della popolazione locale. La bellezza di questi luoghi e il massiccio afflusso di turisti ha trasformato le vecchie case e le botteghe artigiane in alberghi, ristoranti, bar e locali dove vendere souvenir; e i suoi vecchi abitanti spinti a vivere altrove, spesso controvoglia, a volte facendo ottimi affari.
In questo non possono biasimare completamente il turismo, se non si fossero lasciati sedurre dal reddito extra, per aver addebitato a un turista il triplo dell’affitto di una stanza; e se le autorità non avessero alzato le tasse, avessero ridotto le restrizioni esagerate e concesso troppi permessi e così via, forse la storia sarebbe stata diversa. Mi dicono sia il capitalismo; domanda e offerta, mi assicurano; quello che non può pagare che vada via, mi urlano; sei fuori dal giro, smettila di preoccuparti e sali sul carro del progresso, vivi il presente, lascia che gli abitanti del futuro si occupino di tutto questo casino.

Turisti maleducati

Il cattivo comportamento dei turisti in diverse destinazioni si risolve in due modi: educazione affinché le persone rispettino le regole di ogni luogo; o qualche tipo di multa per chi non le rispetta. Non c’è altra soluzione Se hai intenzione di distruggere una fila di bellissimi tulipani in Olanda per fare una bella foto, paghi una multa. È una cosa che non si deve imparare, la si conosce dalla nascita. A Singapore se butti una sigaretta per strada, paghi una multa; in Germania se guidi una moto senza casco, paghi una multa; in Giappone, se mangi in metropolitana, paghi una multa.

Dall’altro lato del banco

Se vogliamo multare i turisti, multiamo anche tutti coloro che vogliono truffarci ogni volta che viaggiamo.Perché nella nostra ansia di viaggiare siamo spesso vittime di truffe o dell’arbitrio di tassisti, hotel, ristoranti, agenzie turistiche, polizia, personale aeroportuale, terminal degli autobus, bancomat, cambiavalute e altri. La probabilità è più alta o bassa a seconda della destinazione, ma esiste in tutto il mondo, credetemi.In Irlanda ci sono stati rubati i computer dalla stanza d’albergo e né la polizia né l’hotel si sono fatti carico di nulla. Negli Stati Uniti hanno rubato le nostre valigie e hanno impiegato cinque giorni per ritrovarle, senza nemmeno scusarsi. A BangkokHo Chi Minh City o Manila sei in balia di tassisti truffatori; a Buenos Aires, andare dall’aeroporto di Ezeiza al Centro, oltre ad essere molto costoso e senza opzioni di traposto pubblico decenti, è una tortura nel traffico; in Cina, i ristoranti ti servono più o meno quello che vogliono, tanto che importa, è un turista; a Lisbona i borseggiatori sono una piaga; a Parigi, chi non parla francese è poco più di un barbaro che non merita risposta; a Rio de Janeiro vivi nella paura di essere derubato ad ogni angolo; a Fez ci sono persone che ti danno indicazioni sbagliate così da farti perdere per poi chiederti una quota per l’informazione giusta; in Italia restituire un’auto a noleggio e non essere truffati fa notizia sui giornali.Ad Atene ci hanno clonato la carta di debito presso un bancomat e hanno svuotato il nostro conto, abbiamo dovuto aspettare un anno prima di ricevere il rimborso totale.

Prezzi gonfiati, truffe, paradisi per niente paradisiaci

Prezzi gonfiati per i turisti, promesse non mantenute, paradisi che non sono più così, qui la lista è lunghissima. Una volta a Cuzco ci è capitato di fotografare un paesaggio, pochi minuti dopo un ragazzo è venuto a chiedere soldi dicendoci che avevamo fotografato il suo lama, che era a trenta metri di distanza, dietro un albero. In India il turista è un portafogli con le gambe, a Varanasi un uomo si è seduto accanto a noi e ha iniziato a parlare in hindi, come in una litania, difficile capire cosa stesse dicendo, dieci minuti dopo ci ha chiesto soldi per la sua storia. In Venezuela, andando in taxi al confine con la Colombia, ci hanno fermato quattro volte, e quattro volte abbiamo dovuto pagare l’ufficiale di turno per continuare il viaggio, altrimenti saremmo rimasti bloccati lì.

Quante notti hai sognato quel paradiso di sabbia bianca, palme snelle e acque turchesi? Per poi arrivare e rendersi conto che la realtà era diversa dai sogni e dagli opuscoli turistici. Dove c’era vegetazione, ora ci sono torri enormi e orribili; dove prevaleva la solitudine, ora c’è una legione di venditori; dove la spiaggia era pubblica, ora è chiusa agli hotel più esclusivi; dove tutto era vergine, ora la spazzatura abbonda; dove c’era un po’ di spazio per stendere l’asciugamano, non c’è più un centimetro libero; dove c’era la fauna acquatica più diversificata, non c’era più nulla, neanche un pesce pagliaccio.

Tutto si può aggiustare, la battaglia non è persa, ma lottare contro la macchina turistica fuori controllo è un lavoro complesso ed è necessario: intelligenza, onestà e impegno a tutti coloro che intervengono nel turismo mondiale.

Martha Gellhorn nel suo libro Five Journeys to Hell dice:

“Il viaggio come hobby era in precedenza un hobby dei più privilegiati. Adesso è un hobby per tutti. Forse il più grande cambiamento sociale dalla seconda guerra mondiale è il modo in cui i cittadini delle nazioni libere viaggiano come mai prima nella storia. Siamo diventati una grande popolazione fluttuante e un’industria. Siamo essenziali per molte economie nazionali, anche se questo non significa che siamo trattati con amorevole gratitudine, piuttosto come cavallette portatrici d’oro”.

Spuntare dalla lista

C’è una tendenza che sta facendo davvero male al turismo: l’urgenza di pensare solo a cancellare le località dalla nostra lista.Colosseo, visto; Fontana di trevi, fatto; Piazza Navona, fatto; più veloce! Piazza di Spagna, Piazza del Popolo, viste; dai, si sta facendo buio. Tutto in un pomeriggio, veloce, veloce che Roma si visita in due giorni. Voglio spuntare di più, molto di più!
E le bucket lists (ossia la lista delle cose da fare), sono un altro flagello. Di nuovo cancellare, controllare, mettere un ok. Viaggio in Sud Africa, il Kruger National Park e i suoi big five: elefante, ok; rinoceronte, ok; bufalo, ti ho già visto, datti una mossa, me ne mancano 2. Le scimmie non mi interessano, ancor meno i coccodrilli, per non parlare degli uccelli, ci sono due canarini nell’albero di casa che neanche guardo. Leopardo, visto, e dov’è il leone? Speriamo che il leone si mostri o mi restituiranno il denaro.

Oslob, nelle Filippine, hanno trovato la soluzione sull’isola di Cebu. L’osservazione degli squali balena era comune sulle coste e i turisti non potevano aspettare che apparissero solo in determinati periodi dell’anno a causa di quelle cose insignificanti e sciocche che hanno gli animali; quella cavolata riguardo le migrazioni, le stagioni degli amori, il parto, e la ricerca di cibo. Cosa hanno pensato allora i filippini: diamo da mangiare a queste creature ogni giorno così tutti sono felici: turisti-abitanti-squali balena. Win win. Nessuno pensava a come si stesse modificando l’ambiente, le abitudini di questi animali e il loro ambiente, con il pericolo di decimare questa specie fino a farla scomparire.

E alla fine continuiamo a viaggiare

Sì, continueremo a viaggiare!Perché è una delle cose più belle della vita, se ripassi mentalmente i tuoi dieci ricordi più felici, sicuramente molti hanno a che fare con i viaggi. Perché è il miglior denaro speso, quello che ti rende più ricco in tanti modi diversi, perché è ciò che ti permette di andare sempre un po’ oltre. Viaggiare ti fa camminare tra le nuvole prima, durante e dopo averlo fatto; e il desiderio di un nuovo viaggio è ciò che ti mantiene fiducioso nei momenti di ansia. Basta solo, e non è un dettaglio minore, iniziare a pensare a come continueremo a viaggiare. E non lasciare che il turismo rovini il futuro dei tuoi prossimi viaggi.

Allora, che si fa?

Non chiedermi soluzioni conclusive, ché la mia è solo una critica. Solo alcuni punti da analizzare o migliorare per gli esperti.

  • Cambia la solita proposta di 10/12 giorni – 6 città turistiche e solo 3 da poter visitare e conoscere /a fondo.
  • Cerca di sentire e vibrare con i luoghi e non fare le corse. Dimentica il dover spuntare le cose della lista.
  • Fai quello che ti piace, non importa quello che dicono gli altri, del tipo: a Parigi non sono andato in nessun museo, ma ho passato pomeriggi indimenticabili sulla Senna.
  • Effettua itinerari alternativi con nuove aree di interesse. Se tutti visitassero contemporaneamente il Ponte Carlo a Praga o la Sagrada Familia a Barcellona, sarebbe sicuramente già tutto crollato.
  • Progetta viaggi tematici secondo i tuoi gusti: storico, sportivo, musicale, gastronomico, naturalistico, architettonico, qualunque cosa tu voglia.
  • Stabilisci quote giornaliere per parchi naturali o archeologici. E distingui tra acquisti di biglietti da parte delle agenzie e acquisti individuali.
  • Scegli periodi dell’anno diversi per viaggiare, non solo i due mesi di alta stagione.
  • Riduci il numero di persone in ogni contingente che effettua le escursioni.
  • Quando sei in viaggio, non fare ciò che non faresti nel tuo paese o a casa.
  • Conosci a fondo ciascuna delle destinazioni in modo che l’esperienza sia più ricca.
  • Trova nuove città e paesi e dimentica l’elenco delle venti o trenta mete più “visitate”, “consigliate”, imperdibili”, ecc.
  • Inizia a prendere coscienza della crisi ambientale che sta soffrendo il pianeta e adotta misure, anche piccole, per contribuire alla sostenibilità nei viaggi.

Continua ad aggiungere, tutte le proposte possono essere interessanti e ogni contributo è ben accetto!


Fonti:

Libri:

  • «Cinco viajes al infierno» Martha Gellhorn
  • «El turista desnudo» Lawrence Osborn
  • «Guía para viajeros inocentes» Mark Twain

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