Disconnettersi

Scritto da: Marí Luz Sáez, il 12/01/2021.

(N.B. Una traduzione piuttosto semplice e scorrevole con qualche piccolo ritocco a livello sintattico o di punteggiatura. Tuttavia spero di essere riuscita a trasmettere la profondità di scrittura del testo originale)


Parliamo di disconnessione. Proprio in uno degli anni in cui la distanza sociale è stata più presente che mai. Che grande contraddizione. Forse è per questo che abbiamo imparato a vivere diversamente: più lentamente, più intensamente. Disconnettersi durante l’anno delle connessioni virtuali. Chi lo avrebbe mai detto.

Squilla il telefono. Una chiamata dal mondo reale. I suoni si mescolano nella tua testa e lasciano il posto a un’eco sensoriale che si ripete nel tuo subconscio. Un mondo sempre di corsa saturo di emozioni, dove vince chi va più veloce.

Apro il cellulare, anche se sembra che voglia esplodere. Nella mia casella vocale, varie chiamate perse da persone che probabilmente volevano dirmi qualcosa. Tengo d’occhio la mia casella di posta elettronica per paura che si crei troppa confusione. Sembra che i numeri accumulati stiano crescendo solo in attesa che qualcuno presti loro attenzione.

Si sentono delle urla in sottofondo. Persone che litigano per strada senza sapere davvero perché. Auto di corsa che suonano il clacson per voler arrivare prima ovunque stiano andando. Guardo fuori dalla finestra e 500 persone sembrano voler farsi strada tra la folla senza guardare molto bene dove stanno andando.

Dopo aver aperto la tua casella di posta, il tuo cellulare, la tua finestra e la tua vetrina virtuale alla società, decidi di aprire la porta dentro di te. Sai che dentro vivono sensazioni antipode che hanno bisogno di storie parallele per sopravvivere. Il mondo digitale dei vivi è troppo saturo, in fiamme. Si nutre di eccessi: ritratti di posture eccessive, sorrisi forzati, troppi commenti, paura del tutto, prodotti sopravvalutati, false emozioni, amicizie iperattive, parole blande, tentativi mascherati di distinguersi, gioie tinte di invidia, espressioni improvvise, silenzi urlanti, esplosivi scoppi, desideri in più. Un continuo fragore di voci che ostacola la fluida comunicazione tra le parti.

Addio all’autenticità.

Addio all’essenza.

Addio ai piacevoli piaceri.

Addio ai silenzi cauti.

Addio alla vita contagocce.

Ma gocce di sapore concentrate.

È come se la testa stesse nascondendo un vortice di reazioni che ti impediscono di liberare la mente e di concentrarti su ciò che desideri. Questa intossicazione sembra volerti costringere a rimanere in quel mondo senza frenesia, ma per qualche motivo il tuo subconscio ha un disperato bisogno di aggrapparsi al banale. Il mio cervello dice basta, quindi prevedo questo pericolo siderale, prendo un libro e comincio a tuffarmici dentro. La mia mente chiama altri mondi che non hanno nulla a che fare con la realtà. Connettersi alla disconnessione, lo chiamo io. Accompagno questo avventuroso amico con una tazza di caffè dal leggero sapore amaro. Dicono che il caffè dia quel tocco pittorico al tutto.

Comincio a sfogliare le pagine; sembra che vogliano invitarmi a fare di più, quindi mi infilo nella loro piccola casetta e ci resto per un po’. Il mondo esterno non mi interessa e qui trovo la pace che tanto cercavo.

All’improvviso vedo come un’immagine di una nota rivista di viaggi che mi assorbe molto. Ammiro i suoi colori, i suoi elementi, i suoi gesti in posa. Sono sicura che sta cercando di dirmi qualcosa. O forse è il fotografo che sosteneva il paesaggio che gli ha spiegato come catturarmi e gli ha insegnato come passare dal linguaggio pittorico al linguaggio emotivo.

Aspetta, mi sveglio dalle mie fantasticherie. Un uccello è appena passato sopra la mia testa. Sembrava volesse andare dritto/veloce da qualche parte. Sembrava ignaro di tutte queste riflessioni. Come se tutto questo nel suo mondo non fosse accaduto. Lo fisso a metà tra il suo e il mio. Che bello vederlo accadere.

In fondo, continuava a risuonare la melodia di un richiamo eterno. Nessuno sembra averla sentita.

Volare verso realtà diverse.

Un pensiero riguardo “Disconnettersi

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