Disperso

Scritto da: Irina Santroni, il 23/09/2020.

(N.B. Questo racconto, breve ma intenso, colpisce nel profondo. Lascia spazio a varie interpretazioni, e spero di aver reso appieno il senso che l’autrice voleva rendere)


Quella notte vidi un segno in mezzo al cielo. Presi le mie cose e me ne andai. Non ho mai guardato indietro. Ho preso l’essenziale e me ne sono andato.

Ho camminato per molto, allontanandomi da casa. Ho pianto, mi sono ferito, ho gridato, sono caduto. Tuttavia, non ho mai dubitato. Nonostante tutto, non l’ho mai fatto.

Il sentiero si è trasformato in una strada e mi ha portato lontano. Sotto la pioggia, contro il vento e la tempesta.

Ora, la strada svaniva davanti ai miei occhi come il suolo che avevo di fronte. Sono qui, proprio dove inizia la scogliera.

Come ho visto tante volte nei miei sogni. Il prato verde finisce improvvisamente. La riva sottostante.

La notte sta calando su di me e mi chiedo se ne sia valsa la pena. Alzo lo sguardo e chiedo alle stelle di guidarmi. La realtà è una: non parlo la lingua delle stelle. Allora capisco quanto ormai mi sono perso.

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