Wanderlust: un’amicizia che supera il tempo e la distanza

Scritto da: Lauranne Heres, il 01/07/2020.

(N.B. La traduzione di questo articolo è stata piuttosto complessa. Più che altro da un punto di vista sintattico, nell’ordine soggetto-verbo-complemento. Alcuni termini e professioni ho preferito lasciarli in originale, poiché non credo ci fosse una traduzione adatta in italiano che non travisasse il senso originale)


Questo mese su Wanderlust, parliamo con due amiche: Jenna *, una Student Experience Officer di Melbourne, e Marine *, co-fondatrice di una start-up ecologica di Singapore. Hanno entrambe 31 anni e si sono conosciute a scuola in Francia. Dopo gli studi si sono trasferite molto lontane l’una dall’altra. La loro amicizia è sopravvissuta a tempo e distanza, dato che Jenna ultimamente è stata damigella d’onore di Marine.

Qual è il vostro paese d’origine?  

J: Sono australiana e francese per nascita.

M: Io sono francese.  

Dove avete studiato?  

J: Ho frequentato le scuole elementari negli Stati Uniti (principalmente in California, ma anche in Oregon e Massachusetts), dal quinto anno in poi (7 anni in tutto) sono stata a Lione, in Francia. Ho iniziato un corso di Fashion Design presso la Epsom University ma non mi è piaciuto quello stile di vita, quindi ho deciso di tornare a Parigi per completare la mia laurea.

M: Per quanto riguarda le elementari, ho frequentato una scuola privata europea a Oxford, seguita da una scuola pubblica di Londra. Poi, per la scuola secondaria, ho frequentato una scuola pubblica di Londra e una scuola privata internazionale a Lione, in Francia. Ho frequentato l’università a Birmingham, ma anche una scuola d’arte privata a Lione.

In quanti paesi avete vissuto finora?  

J: Tre – Stati Uniti, Francia e Australia. Ma sono stata anche in Tunisia per alcuni mesi per uno stage.

M: Cinque: Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Australia e Singapore.  

Qual è il trasloco più duro che avete affrontato finora? (se ce ne sono diversi, descriveteli tutti)  

J: Troppi, ma il più grande per me è stato da Parigi a Melbourne come decisione di vita. Ho affitato un box service per traslocare tutte le mie cose. Ho dovuto sbarazzarmi di moltissime cose e sistemare il resto a seconda di alcune regole. Esistono regole specifiche su legno e materiali vegetali, compresi i fiori secchi, e devi dichiarare qualsiasi oggetto in legno quando arrivi lì, quindi è meglio ridurre al minimo indispensabile. Il trasloco non è stata difficile in quanto è stato una mia scelta, a differenza degli altri. Fortunatamente, ho dei parenti qui che mi hanno aiutato molto quando sono arrivata, e poi mi sono trovata a dover condividere un appartamento e ad accettare un lavoro occasionale di 6-7 mesi. Ora vivo nel mio sobborgo preferito di Melbourne, nella mia casa.

M: Geograficamente, il trasloco da Parigi a Sydney. Anche in termini di carriera, poiché ho lasciato il mio primo lavoro retribuito per l’ignoto pur di seguire il mio ragazzo con cui stavo da cinque anni. Poi l’ho fatto di nuovo, questa volta per andare a Singapore. Entrambe le volte senza alcuna idea di prospettive di lavoro, ma la consapevolezza di poter sempre trovare qualcosa. Anche se forse mi sono pentita della sicurezza e della passione che avevo per il mio primo lavoro, che oggi mi manca. Per quanto riguarda l’infanzia, da Londra a Lione è stata dura e non è stata una mia decisione. Mio padre è morto e la mia mamma francese aveva bisogno di un sostegno familiare, quindi siamo tornati a Lione. Inutile dire che sarei cresciuta con un’educazione e un’influenza piuttosto diverse se fossi rimasta nelle scuole pubbliche del Regno Unito (credo).

Quali sono gli ostacoli più difficile che avete superato?  

J: Traslocare significa conoscere sempre nuove persone e sradicare la tua casa per poi reinsediarti. Ho imparato a farlo con dopo la bellezza di ben 20 traslochi (ho 31 anni, quindi sono i 2/3 della mia vita)! Penso di aver imparato molto di più rispetto a quelli che non hanno mai traslocato. Alcune abilità importanti includono l’adattabilità, gestire bene le finanze, capire le persone, identificare i veri amici, risolvere i problemi e trovare il lato positivo in tutte le cose. Abbi una mente aperta, non fare ipotesi o crearti aspettative, sii in grado di adattarti e abbi fiducia in te stesso. Sarà sempre un cambiamento impegnativo, ma se tieni a mente i motivi per cui lo stai facendo e guardi gli aspetti positivi, diventerà sempre più facile. E poi fatti degli amici! I gruppi Meetup esistono e sono fantastici.

M: Ti senti come se le persone ti trattassero da turista o da amico temporaneo. Il che crea una mancanza di attaccamento, una barriera per avvicinare le persone, e questo si conferma sempre più ogni volta che ti sposti. Lasciare gli amici e ricominciare da capo è difficile, ma soprattutto cercare di ottenere semplicemente un nuovo lavoro! È stato difficile trovare lavoro a Sydney perché usano scuse stupide come “oh non capisci il mercato australiano, è un modo diverso di lavorare, non siamo sicuri che la tua esperienza valga la pena, ecc”. Per fortuna, non mi hanno chiesto nulla del mio visto, dato che passo sempre per inglese, e di solito me lo chiedono sempre alla fine. È stato più difficile a Singapore perché posso lavorare solo per un datore di lavoro alla volta; è una legge valida per il possessore di un visto indipendente (il coniuge di qualcuno con un visto di lavoro).

Quanto è stato difficile ottenere il visto?  

J: Ho avuto bisogno di un visto solo per il mio soggiorno in Tunisia – non sono sicura che il processo sia stato così semplice. Dei miei visti USA se n’è occupata la mia famiglia, quindi non lo so. Ho doppia nazionalità, quindi non ne ho avuto bisogno per Francia e Australia.

M: Dipende da quale. Per gli Stati Uniti non avevo altro che un visto turistico e ho lavorato in nero per tre mesi. ESTA, form online, semplice. Per quanto riguarda Sydney, avevo il visto di lavoro di mio marito. Semplice, autorizzato a lavorare, la sua azienda ha fatto le scartoffie per me. Solo un lungo processo per dimostrare che era il mio partner a lungo termine (non era ancora mio marito al tempo), necessario per ottenere il visto. Singapore, d’altra parte, è stato un po’ un incubo a causa delle restrizioni sul lavoro. La richiesta è super lunga, ti fanno domande dettagliate e devi elencare tutti i tuoi indirizzi degli ultimi dieci anni, così come i documenti giudiziari tradotti dalla polizia ecc.

È stato facile trovare un nuovo lavoro o vi siete trasferite per lavoro?  

J: No – esistono ancora differenze culturali nella ricerca del lavoro. Trovo che sia il networking e il mantenimento della mia etica del lavoro che mi ha aiutato a superare tutto questo. Ma anche avere una mente aperta ed essere pronti a fare qualsiasi lavoro occorra per pagare l’affitto. Puoi imparare da ogni esperienza e un lavoro qualsiasi non significa che è quello che avrai per sempre. Ma no, non mi sono mai trasferita per lavoro.

M: È stato difficile per me e facile per mio marito quando ci siamo trasferiti per le opportunità di lavoro che lui ha trovato. È un esperto nel suo campo, quindi viene spesso selezionato. Non ci trasferiamo subito; partiamo sempre da zero su un’opportunità. E poi cerco du trovare qualcosa che faccia al caso mio. Questa volta ho creato una start-up (ne avevo effettivamente due a Sydney ma non sono andate molto lontano).

Perché vi siete trasferite?  

J: Per molte ragioni, ma l’ultimo trasloco che ho fatto, è stato perché ho riscoperto altri stili di vita quando sono andata a trovare un amico a Pechino. Mi sono resa conto che non mi piaceva molto la mia vita in Francia (deprimente, limitata, negativa, rigida… e così via), quindi ho fatto le valigie e dopo 8 mesi mi sono trasferita. La migliore. Scelta. Di sempre! Felicità, positività, persone che la pensano allo stesso modo e solo brave persone che non rubano qualcosa di tuo perché la società le rende disperate: e potrei continuare ancora. Alla fine ho sentito nostalgia di casa per la prima volta quando sono dovuto tornare in Europa per il matrimonio di Marine.

M: Ero stanca dopo cinque anni a Sydney. Era troppo lontana da casa. Non accadeva nulla di importante per me in termini di arte / cultura. E troppo lontana dal mondo in generale (voglio dire, ci vogliono 48 ore per spostarsi, per l’amore di Dio!)

Considerereste di trasferirvi di nuovo?

J: No, ho trovato il mio posto!  

M: Sì certo. Non so ancora dove, quindi non ho in mente un trasloco al momento. Ma non resteremo qui.

In che modo vivere lontano da casa ha influenzato il vostro rapporto con amici e familiari?  

J: No anzi, penso che li abbia resi più forti. È qui che ho capito chi sono i veri amici! Inoltre, è un ottimo modo per migliorare la comunicazione.

M: Wow. Hm. Mi sento come se mi stessi perdendo tanti bei momenti. Ma mi ha dimostrato che gli amici durano nonostante tempo e distanza. Al mio matrimonio c’erano i miei amici più stretti, come damigelle venute a festeggiare nonostante fossero distante oceani e anni luce da me. Sono sempre stata legata alla famiglia; uso Facebook come se controllassi che la mamma è a casa. Il fuso orario rende tutto un po’ più difficile, ma nel complesso, non mi sento meno vicino alla mia famiglia. È un po’ stressante quando torniamo a visitare tutti e mi ripetono che ho doveri da compiere nei confronti dei miei suoceri. Mia mamma non ci dà molto peso, ma mio marito la pensa diversamente. Mio fratello mi dice che mi vuole bene anche qualche volta di troppo. Nessuna differenza.

Quali differenze vedete tra dove vivete ora e la Francia o il Regno Unito?

J: Non mi manca affatto Parigi. Le persone sono maleducate e non mi piaceva affatto come stava andando la mia vita. Sicuramente mi mancano cose sciocche come dolci e simili, e ovviamente gli amici.

M: Per quanto riguarda la sicurezza, l’Asia è fantastica. Singapore ha così tante leggi e regole, il che riduce notevolmente i problemi, ma ciò dipende anche da come sei fatto. Sono frequenti i casi di abusi domestici. Come donna mi sento molto al sicuro qui. In Europa non mi sento al sicuro sui trasporti pubblici, in Francia ci sono così tanti casi di donne molestate. Sydney era abbastanza sicura; si fa molto per evitare scontri tra ubriachi nei pub e simili, e per cercare di controllare il consumo di alcol. In quanto al cibo, c’è troppa cultura da asporto qui e tutto è impacchettato nella plastica. Importiamo il 90% del nostro cibo; a Sydney le cose erano più locali e la gente cucinava un po’ di più. Inoltre, l’assistenza sanitaria costa una fortuna. Era peggio in Australia, ma non è come tornare a casa.

* I nomi sono stati cambiati per motivi di privacy.

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