Quando la parola completa l’immagine

Scritto da: Natasha Moura, il 29/02/2020.

(N.B. Quest’articolo è molto particolare poiché vi sono diversi interventi sul testo originale. Tra questi, i nomi delle opere sono stati riportati con la versione italiana. Inoltre, alla fine della traduzione troverete alcuni riferimenti forniti dall’autrice per approfondire il tema della parola che complementa l’immagine)


Si dice che un’immagine valga più di mille parole. Tuttavia, a volte gli artisti sentono il bisogno di esprimersi anche attraverso la parola scritta. Ho avuto l’opportunità di avvicinarmi ad opere visive e letterarie di due bravi artisti dei quali vi parlerò oggi e, sebbene abbiano stili molto diversi, entrambi hanno fatto ricorso alla letteratura con l’obiettivo di completare il significato di alcuni dei loro dipinti. Sto parlando del surrealista Remedios Varo e dell’espressionista Edward Munch.

Nonostante siano noti altri scritti di entrambi gli artisti, citerò qui solo quelli più rilevanti come complemento alle loro opere pittoriche. Nel caso di Remedios Varo commenterò con voi i testi che scriveva sia riguardo alcuni dei suoi dipinti che sugli Homo Rodans; mentre, nel caso di Edward Munch, commenteremo i testi su Il fregio della vita.


Remedios Varo scriveva dietro le foto dei suoi lavori, e lo faceva per mandarle poi a suo fratello. I testi sono vari. In alcuni, racconta la storia dei personaggi dei suoi dipinti, chi sono, cosa fanno, dove vanno; mentre altri sono come spiegazioni delle pitture, del tema che rappresentano, del perché ha scelto di parlare di tale tema.

Ma questi non sono gli unici testi che Varo ha scritto. Nel caso dei suoi Homo Rodans, il testo e la scultura compongono l’opera d’arte. In questo particolare esempio, ritroviamo il suo primo scritto pubblico a scopo commerciale. È un testo scritto a mano come una parodia di trattati scientifici e utilizza come lingua un latino «inventato» dall’autrice stessa. L’artista ha persino confessato quanto fosse sorpresa dal successo che ebbe il suo progetto, poiché lo aveva creato «scherzosamente» imitando un’antica pergamena.


Edward Munch dipinse una serie di quadri in cui voleva tradurre tutti gli aspetti della vita umana, principalmente quelli legati alla morte e all’amore chiamato Il fregio della vita. Contrariamente a quanto accadeva con gli scritti di Varo citati sopra, non si tratta di una serie di commenti riguardo i suoi dipinti, ma di testi che hanno un vero e proprio carattere letterario e che hanno persino osato sperimentare con diversi generi.

Molti dei suoi scritti sono incompleti o presentano varie cancellature, ma possiamo dire che sono per lo più saggi del pittore riguardo sé stesso che, a volte, cercano di dare una prospettiva «teorica» sulle emozioni incarnate nei suoi dipinti, su ciò che ha cercato di fare e trasmettere, soprattutto nelle serie come Il fregio della vita. I suoi testi scritti sono essenziali per giungere ad una profonda comprensione del suo lavoro, perché in essi possiamo percepire le ossessioni e i pensieri che abitano i suoi dipinti con la stessa forza e lirismo.

Vi consiglio vivamente di leggere gli scritti di entrambi per poter scoprire una nuova sfaccettatura di questi due magnifici artisti. Inoltre, sono sicuro che non guarderete mai più i loro dipinti allo stesso modo.

Per maggiori informazioni:

  • Bolio, E. M. 2010. «A veces escribo como si trazase un boceto.» Los escritos de Remedios Varo. Iberoamericana. Madrid
  • Munch, E. 2019. El friso de la vida. Nordica. Madrid

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