Infossicazione digitale. Cos’è? Come puoi combatterla?

Scritto da: Santiago Moll, il 04/05/2019.

(N.B. La mia scelta consiste nel tradurre completamente in italiano il termine “infoxicación”, poiché è possibile, dal mio punto di vista, rendere la parola composta anche nella nostra lingua come vedrete durante la traduzione).


Dobbiamo il termine infossicazione ad Alfons Cornella e serve a definire l’eccesso di informazioni a cui siamo sottoposti attraverso i vari supporti digitali a cui accediamo in qualsiasi momento, ovunque, con qualsiasi dispositivo e per qualsiasi motivo. Questo termine incide anche sul fatto che ogni volta, il tipo di dati a cui accediamo, a cui i tuoi figli e i miei studenti accedono è meno profondo ed esaustivo.

Mai prima d’ora avevamo avuto a disposizione così tante informazioni, ma, paradossalmente, le stiamo gestendo sempre peggio e, per di più, stanno avendo un impatto negativo sulle nostre abitudini.

Per darti un’idea della moltitudine di dati informativi che abbiamo oggi, ti dirò che l’Università di Berkeley in California ha condotto uno studio in cui ha concluso che le informazioni generate tra il millenovecentosettanta e il duemila erano simili a quelle generate dagli esseri umani durante il periodo della preistoria.

Vuoi saperne di più sul termine infossicazione? Vuoi scoprire linee guida che ti aiutino a gestire correttamente l’informazione digitale e quindi a combattere l’infossicazione digitale? In tal caso, sarò felice di averti con me nella lettura di questo articolo.

Quindi, senza ulteriori indugi, salpiamo…

Informazione + intossicazione = infossicazione.

Tra i molti problemi che sta generando l’infossicazione, uno di questi si concentra sul fatto che ciò che è rilevante, ossia che è più importante, si sta sostituendo all’esaustivo, al fine di voler sapere tutto. E il prezzo della sostituzione del rilevante con l’esaustivo è ciò che potremmo chiamare come “ansia d’informazione”.
Un’ansia che, alla fine, invece di generare informazioni, provoca un effetto contrario, poiché genera dispersione e impedisce l’approfondimento di un qualsiasi argomento in particolare.

Esiste l’espressione “Information Fatigue Syndrome” (IFS) che potrebbe essere tradotta come sindrome da affaticamento informativo, una locuzione coniata dallo psicologo britannico David Lewis per definire un quadro sintomatico caratterizzato da affaticamento causato da eccesso di informazioni, che genera stanchezza fisica e mentale e che tra le sue numerose manifestazioni presenta mal di stomaco, perdita della vista, problemi legati all’attenzione e alla concentrazione, perdita di capacità analitiche, difficoltà nel processo decisionale, ansia, stress e disturbi del sonno.

“Di cosa voglio essere informato?” La domanda chiave per combattere l’infossicazione.

“Di cosa voglio essere informato?” Questa domanda è fondamentale perché sottolinea la differenza tra l’informazione e l’informazione che desidero. Il che non rappresenta una banale differenza, poiché il grande problema che attualmente esiste con i dati informativi è che buona parte di ciò che consumiamo, viene consumato casualmente, ovvero cerchiamo sempre meno informazioni perché ci imbattiamo sempre di più in esse.

E questo continuo imbattersi in nuovi dati che non so se voglio perché non mi sono chiesto quello che voglio, è ciò che genera un’enorme dispersione, specialmente tra i più giovani.

Quindi, la chiave consiste nell’imparare a porre quattro domande che segneranno il modo in cui i tuoi figli dovrebbero imparare a gestire le informazioni che provengono da tutti i media a cui sono costantemente collegati.

Queste quattro domande sono:

1. Di cosa voglio essere informato? Consisterebbe nel chiedere ai tuoi figli o studenti quali tre argomenti gli interessano. Una volta scelti i tre temi principali, si scelgono tre temi secondari che non sono necessariamente correlati ai primi. Il numero tre è solo una cifra indicativa. In ogni caso, non è consigliabile superare le cinque preferenze poiché più sono gli argomenti, meno si potranno approfondire.

2. Dove cerco le informazioni? Internet è diventata una grande porta attraverso la quale accedere a tutti i tipi di informazioni e i motori di ricerca come Google, Yahoo e Bing lo rendono sempre più facile. Ma attenzione. Questi motori di ricerca sono semplici robot che ti mostrano cosa hanno indicizzato. Ad esempio, Google ha indicizzato più di un miliardo di pagine, ma ciò rappresenta solo una piccola parte delle informazioni esistenti su Internet che si calcolano essere oltre cinquecento miliardi di pagine. Sì, hai letto bene, cinquecento miliardi.

3. Cosa devo fare con le informazioni trovate casualmente? C’è un bellissimo termine che definisce la scoperta o il fortunato ritrovamento di qualcosa mentre stai cercando tutt’altro. Questa parola è serendipità, un neologismo che deriva dall’inglese “serendipity” la cui origine risale a una storia persiana intitolata I tre principi di Serendip in cui i príncipi dell’isola di Serendip, l’attuale Sri Lanka, riuscirono a risolvere loro problemi per puro caso.

E dunque, trattare con le enormi quantità di informazioni scoperte per caso è una delle grandi sfide che i tuoi bambini e studenti dovranno affrontare quotidianamente. Dato questo tipo di dati, la prima cosa da fare è capire bene se rientra negli interessi principali o in quelli secondari che ho menzionato qui sopra. A questo punto, il secondo passo consiste nel trovare un modo per archiviare le informazioni casuali nello stesso spazio in cui si trovano le altre, di modo che, ciò che ci sembra di interesse in quel momento, non finisca per essere dimenticato a causa della sua dispersione durante il processo di memorizzazione.

In questo senso, forse la chiave non è conservare e classificare, ma ignorare per non dover poi eliminare.

4. Come posso cercare e filtrare le informazioni? Un miliardo di pagine indicizzate è un fattore determinante per capire che Google è diventato il motore di ricerca principale per le ricerche in rete. Il problema sorge soprattutto tra i più giovani quando si tratta di restringere le informazioni in modo che siano il più raffinate e accurate possibile. Per questo, ecco otto consigli che possono essere molto utili quando si utilizza il motore di ricerca Google. Puoi leggerli al seguente link.

Vera verità, buona verità o come combattere l’infossicazione.

Scoprire ciò che ci interessa, selezionarlo e imparare a cercarlo è inutile se ciò che si trova non è vero. Per questo è importante prendere in considerazione i seguenti criteri:

  1. Autori
  2. Aggiornamento
  3. Obiettività
  4. Usabilità

Per quanto riguarda la veridicità o meno dei contenuti e l’effetto che questa ha sulla nostra memoria, voglio riprodurre un estratto di un’intervista che è apparsa sul giornale digitale El País l’8 marzo 1998. In essa, lo scrittore e giornalista Juan Cruz dialogava con il grande umanista Umberto Eco su temi di attualità. Poi, a un certo punto dell’intervista Juan Cruz ha inciso, metaforicamente parlando, sui mostri che circolano su Internet, ed Umberto Eco ha risposto:

“Sì, sembra che tutto sia vero, che tu abbia tutte le informazioni, ma non sai quale sia buona e quale sia sbagliata. Questa velocità causerà perdita di memoria. E questo succede fra le nuove generazioni, che non ricordano più chi era Franco o chi era Mussolini, e nemmeno Felipe González! L’abbondanza di informazioni sul presente non consente di riflettere sul passato. Quando ero un ragazzo in libreria potevano arrivare tre libri al mese, oggi ne arrivano mille. E non sai più quale libro importante è stato pubblicato sei mesi fa. Anche questa è una perdita di memoria. L’abbondanza di informazioni sul presente è una perdita e non un guadagno. (…) Questo è uno dei nostri problemi contemporanei. L’abbondanza di dati irrilevanti e la difficoltà nel selezionarli, e la perdita di memoria del passato, non sto dicendo quella storica. La memoria è la nostra identità, la nostra anima. Se perdi la memoria oggi, non hai più un’anima, sei una bestia. Se prendi un colpo alla testa e perdi la memoria, diventi un vegetale. Se la memoria è l’anima, limitarla di molto è come limitare di molto l’anima.”

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